Storia economica -

Lungo i confini della città: come l'industria ha ridisegnato Milano nel Novecento


Luigi Alberto Benincaso, Andrea Maria Locatelli, Nicola Martinelli
Dipartimento di Storia dell’economia, della società e di Scienze del territorio “Mario Romani”
Università Cattolica del Sacro Cuore

Dall’industria al terziario: l’evoluzione economica di Milano tra Ottocento e Novecento

La complessa struttura economica lombarda, durante l’Ottocento, si caratterizzava per una forte centralità dell’agricoltura, con coltivazioni funzionali allo sfruttamento manifatturiero, come la gelsibachicoltura per il setificio. Da questo modello produttivo, negli ultimi scorci del secolo, prendeva avvio un processo di industrializzazione. A definire la struttura economica regionale contribuivano, da un lato, la concentrazione degli insediamenti industriali a Milano e nella prima cintura urbana dei comuni limitrofi e, dall’altro, gli insediamenti manifatturieri diffusi nelle campagne della fascia di altopiano e di collina, addensati intorno ai centri urbani minori e intermedi. All’interno dei confini meneghini si osservava, già dalla fine dell’Ottocento, un potenziamento dei comparti produttivi più dinamici, in particolare il meccanico e il chimico, mentre nelle zone limitrofe persisteva un ambiente produttivo di carattere più tradizionale, contraddistinto dai comparti del tessile, della siderurgia e della lavorazione del legno. Nel periodo compreso tra i due conflitti mondiali, Milano, che tra il 1918 e il 1923 aveva visto l’allargamento dei suoi confini comunali con l’incorporazione di dodici comuni limitrofi, si trovava al centro di un’area metropolitana in rapida espansione, favorita da una rete ferroviaria e stradale particolarmente efficiente. La città visse una fase di intensa crescita economica, alimentata dalla piccola e media impresa industriale, che ne delineò il profilo produttivo, consolidandone il ruolo di capitale economica, secondo la definizione di Etienne Dalmasso. Alla fine del secondo conflitto mondiale l’apparato industriale milanese, seppur alle prese con la ricostruzione dopo la tragedia bellica e la guerra civile, non registrò un calo della sua vitalità. L’industria sfruttò al meglio gli aiuti internazionali (Piano Marshall) e beneficiò del risanamento finanziario voluto dal governo De Gasperi con il ministro delle Finanze e del Tesoro Luigi Einaudi. La Ricostruzione e la politica deflazionistica ebbero peraltro un elevato costo sociale. L’inserimento nel mondo occidentale voluto dalla maggioranza centrista e il piano di ricostruzione americano portarono, come primo effetto, a un importante adeguamento tecnico-organizzativo, decisivo per il successivo reinserimento della città in un mercato internazionale ancora più competitivo. Con la fine della cosiddetta Golden Age e l’avvento di una lunga e buia stagione di conflitti sociali, che colpirono la città tra la fine degli anni Sessanta e la metà degli anni Ottanta, il comparto industriale milanese iniziò a decentrare gli impianti produttivi. Molte delle esperienze industriali nate tra le due guerre si trovarono in difficoltà e affrontarono rilevanti processi di ristrutturazione. Questo processo modificò la struttura economica di Milano, orientandola verso un’economia dei servizi, in cui finanza e commercio assunsero un ruolo trainante.

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Pianta del Comune di Milano suddivisa per zone ed aree di rilevanza statistica
Fonte: Servizio statistica del Comune di Milano (a cura di), Quaderni di documentazione e studio, n. 1, Milano 1969

Zone statistiche ed aree di rilevazione corrispondenti

Entro la cerchia dei navigli
1 – Duomo nord
2 – Duomo sud

Dalla cerchia dei navigli ai bastioni
3 – Porta Romana-San Vittore
4 – San Vittore-Vincenzo Monti
5 – Parco-Porta Nuova
6 – Porta Nuova-Porta Romana

Dai bastioni alla circonvallazione esterna
7 – Porta Vigentina-Porta Vittoria
8 – Porta Venezia
9 – Porta Garibaldi-Sempione
10 – Porta Magenta
11 – Porta Genova-Porta Ticinese

Dalla circonvallazione esterna alla cinta ferroviaria
12 – Scalo Porta Romana-Rogoredo
13 – Calvairate
14 – Città Studi
15 – Loreto-Villaggio giornalisti
16 – Dergano-Bovisa-Cagnola
17 – San Siro-Lorenteggio
18 – San Cristoforo-Chiesa Rossa

Dalla cinta ferroviaria ai limiti del Comune
19 – Vigentino-Gratosoglio-Chiaravalle
20 – Rogoredo-Ortica
21 – Lambrate-Crescenzago-Bicocca
22 – Niguarda-Affori-Bruzzano
23 – Quarto Oggiaro-Roserio-Quinto Romano
24 – Baggio-Rocchetto-Barona

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La distribuzione dell'industria milanese tra la fine dell'Ottocento e la Prima guerra mondiale
Fonte: per la pianta base la fonte è Servizio statistica del Comune di Milano (a cura di), Quaderni di documentazione e studio, n. 1, Milano 1969; per i confini dei Corpi Santi la fonte è Taccola Gregorio (a cura di), Cartoguida di Milano. Dai Borghi alla Città, dalla Città ai Quartieri, Touring e Servizi, Milano 2023; la densità industriale è il risultato dell'elaborazione dati di Di Bello Alberto (a cura di), I luoghi del lavoro, Ufficio conservazione e valorizzazione raccolte storiche, Milano 2017,
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Il periodo tra l’annessione dei Corpi Santi e la Prima guerra mondiale: la nascita della periferia industriale

Nei decenni successivi all’aggregazione dei Corpi Santi (1873), la crescita del comparto industriale spinse quella della città. L’aumento demografico fu accompagnato da una marcata espansione urbanistica. Milano, che aveva ormai superato ampiamente il confine della cerchia dei bastioni, passò dai 321.839 abitanti del 1881 ai 599.200 del 1911, fino ai 718.800 del 1921. I nuovi confini cittadini, tuttavia, non bastarono a contenere lo sviluppo delle fabbriche, che si espansero nella prima cintura urbana dei comuni limitrofi. Ciò portò alla nascita di nuovi quartieri a forte vocazione operaia, come Bovisa, favorita dalla presenza del gasometro e della stazione delle Ferrovie Nord. Un’altra area industriale si sviluppò tra Bicocca e Sesto San Giovanni lungo la tramvia che collegava piazzale Loreto alla Brianza, dove sorsero grandi realtà come la Falck, la Ercole Marelli e la Edoardo Bianchi. Dal punto di vista abitativo, tra il 1906 e il 1931, la classe operaia, composta in gran parte da contadini inurbati, popolò gli ex Corpi Santi e i vecchi borghi rurali posti nella corona più esterna della città.

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Il periodo tra i due conflitti mondiali

Negli anni immediatamente successivi al termine della Prima guerra mondiale e all’assorbimento dei dodici comuni limitrofi, che diede forma alla geografia amministrativa ancora oggi in vigore, si configurò un’organizzazione spaziale che concentrò i servizi e le attività finanziarie nel nucleo centrale della città (il 33% degli uffici cittadini era situato nella cerchia dei bastioni), oltre ai licei, alle università Bocconi (1902), Cattolica (1921) e Statale (1924), e alle abitazioni dei ceti sociali più abbienti. Al di fuori di questa porzione di città, l’edilizia civile dei vecchi municipi preesistenti alle annessioni era caratterizzata da una rete di cascine, che rifletteva il carattere semi-rurale e l’originaria vocazione agricola di queste aree, come ad Affori, Crescenzago, Lambrate e Turro. In questo contesto, è significativa anche l’apertura della nuova sede del Politecnico di Milano nel 1927 nella località Cascine Doppie (odierna Città Studi), definita da Gadda “una distesa dei prati di Lambrate”.

Nel frattempo, con l’inaugurazione della nuova Stazione Centrale (1931), la periferia e l’industria superarono il limite della circonvallazione esterna prevista nel piano Beruto. Le attività manifatturiere, che nel 1936 impiegavano il 70% della forza lavoro, iniziarono a spostarsi verso le periferie della nuova configurazione territoriale di Milano, dove sorsero i primi caseggiati di edilizia residenziale pubblica realizzati dall’Istituto Fascista Autonomo per le Case Popolari, come i quartieri Lagosta, Regina Elena, Calvairate, Molise e Ponti.

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La distribuzione dell'industria milanese tra le due guerre mondiali
Fonte: per la pianta base la fonte è Servizio statistica del Comune di Milano (a cura di), Quaderni di documentazione e studio, n. 1, Milano 1969. La densità industriale è il risultato dell'elaborazione dati di Di Bello Alberto (a cura di), I luoghi del lavoro, Ufficio conservazione e valorizzazione raccolte storiche, Milano 2017,
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La distribuzione dell'industria milanese negli anni della Ricostruzione e del Miracolo economico
Fonte: per la pianta base la fonte è Servizio statistica del Comune di Milano (a cura di), Quaderni di documentazione e studio, n. 1, Milano 1969. La densità industriale è il risultato dell'elaborazione dati di Di Bello Alberto (a cura di), I luoghi del lavoro, Ufficio conservazione e valorizzazione raccolte storiche, Milano 2017,
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Dalla Ricostruzione al Miracolo economico

La Seconda guerra mondiale, insieme alla successiva ascesa di Milano a centro propulsore del “miracolo economico” nazionale e dell’industrializzazione, accelerò i cambiamenti già avviati negli anni Trenta: prese corpo un’industrializzazione diffusa e senza conflitti accentuati fra capitale e lavoro; si manifestò, anzi, un’interazione virtuosa fra industria e aggregazioni sociali fra cui i sindacati, il movimento cooperativo bianco e rosso e anche l’attività solidaristica della Chiesa ambrosiana, guidata da due figure di assoluto rilievo come Idelfonso Schuster e Giovanni Battista Montini. Il carattere industriale della città si affievolì nel territorio racchiuso nella cerchia dei bastioni e si concentrò nelle aree caratterizzate dalla presenza di uno dei numerosi scali merci della città, come Porta Garibaldi-Sempione (zona 9), Porta Genova-Ticinese (zona 11), Scalo Porta Romana-Rogoredo (zona 12), Città Studi (zona 14) e Lambrate-Crescenzago-Bicocca (zona 21). Dagli anni Cinquanta lo sviluppo economico e urbanistico di Milano si contraddistinse per la presenza della grande industria al di fuori della cerchia dei bastioni e la compresenza di piccole imprese in rapporto di sub-fornitura. In questa fase imprese che erano sorte nella prima metà del Novecento si consolidarono: oltre alle già ricordate Marelli e Falck, altre realtà che hanno fatto la storia dell’industria italiana come la Montecatini, la Pirelli, l’Alfa Romeo, la Breda, la Recordati. Molti insediamenti industriali in espansione fino agli anni Settanta saranno poi coinvolti in processi di trasformazione produttiva: Borletti, Carminati Toselli, Carlo Erba, cartiera Binda, Edoardo Piatti vernici, OM acciaierie, Manifattura Tabacchi, Faema, Innocenti, Istituti cinematografici, Maserati, Dropsa, Fernet Branca, Gondrand, Ansaldo, Mapei, Ceretti Tanfani. Dal punto di vista edilizio, il centro cittadino vide la costruzione dei primi grattacieli (Torre Breda, Torre Velasca, Torre Galfa e Pirellone), mentre, nelle periferie, la pressione dell’immigrazione favorì la nascita di quartieri dormitorio come Gratosoglio, Quarto Oggiaro-Vialba e Stadera.

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Dal declino industriale ai progetti di rigenerazione urbana

Dalla mappa della distribuzione industriale negli anni della deindustrializzazione emerge chiaramente il declino della vocazione manifatturiera-industriale di Milano, ormai caratterizzata da un tessuto economico trainato dal settore dei servizi. A partire dalla fine degli anni Ottanta, il dibattito sul destino delle aree urbane ex industriali dismesse, incluse molte degli scali merci ferroviari, si intrecciò con la crisi politico-istituzionale legata alle inchieste di Tangentopoli. Questo periodo segnò un arresto nello sviluppo immobiliare e un rallentamento dei progetti infrastrutturali, che verranno ripresi solo dopo il Duemila. Le risorse e l’attenzione si concentrarono sul riuso e sulla riqualificazione di aree industriali ormai dismesse, con il potenziamento anche della rete metropolitana. Questo processo si intensificò all’inizio del nuovo millennio, con l’approvazione di progetti di rigenerazione urbana finanziati principalmente da capitali privati, spesso con una significativa componente straniera, volti a posizionare Milano nella competizione tra le città globali, per attrarre investimenti internazionali, turisti e residenti temporanei. È il caso, ad esempio, dell’area Garibaldi-Repubblica, dove, grazie all’apporto decisivo di capitali americani e mediorientali, sono sorti i grattacieli di Porta Nuova. Interventi significativi hanno interessato anche la periferia sud, con la costruzione della sede di Fondazione Prada, e la periferia nord-occidentale, dove l’area commerciale e residenziale del Portello ha preso il posto degli stabilimenti dell’Alfa Romeo e il quartiere CityLife è sorto nell’area lasciata libera dalla Fiera campionaria.

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La distribuzione dell'industria milanese negli anni della deindustrializzazione
Fonte: per la pianta base la fonte è Servizio statistica del Comune di Milano (a cura di), Quaderni di documentazione e studio, n. 1, Milano 1969. La densità industriale è il risultato dell'elaborazione dati di Di Bello Alberto (a cura di), I luoghi del lavoro, Ufficio conservazione e valorizzazione raccolte storiche, Milano 2017,
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Servizio statistica del Comune di Milano (a cura di), Quaderni di documentazione e studio, n. 1, Milano 1969.

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